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Le guerre civili in europa orientale



Scambi di popolazione nella II guerra mondiale


Così come in altre zone dell’Europa orientale (in particolare nelle regioni abitate da polacchi e ucraini), negli stati balcanici occupati militarmente dalla Germania nazista e dall’Italia fascista (Jugoslavia, Albania e Grecia) si scatenò una guerra di "tutti contro tutti" che portò a numerose pulizie etniche. Da una parte, gli occupanti nazifascisti procedettero a parziali "ripuliture" dei territori inglobati nel Reich e nel Regno d'Italia. La Slovenia, in particolare, fu divisa tra la parte settentrionale annessa alla Germania e la parte centro-meridionale annessa all'Italia. 120.000 sloveni furono espulsi o fuggirono dalla zona annessa alla Germania nel 1941: alcuni furono deportati ai lavori forzati nel Reich, gli altri furono trasferiti in Serbia o nella zona della Slovenia annessa all'Italia. Gli italiani, soprattutto per reprimere il vasto movimento partigiano che si era sviluppato, deportarono decine di migliaia di civili, soprattutto dalle campagne, verso il sud della Jugoslavia. Molti di loro furono internati in campi di concentramento. Le condizioni della loro prigionia portarono alla morte di decine di migliaia di internati. Dall'altra parte, le milizie degli stati fantoccio messi in piedi dall'Asse e vari gruppi di partigiani (nazionalisti, comunisti) furono parte attiva in una "catena di guerre civili" in cui si mescolarono e sovrapposero conflitti etnici e sociali. Lo Stato Indipendente Croato con a capo Ante Pavelic, nazionalista estremista protetto e ospitato in Italia da Mussolini negli anni '30 insieme ai suoi "ustasa", sterminò ebrei e serbi nei territori posti sotto la sua giurisdizione; i partigiani nazionalisti serbi (i cetnici) combattevano contro i nazionalisti croati e contro le popolazioni croate e bosniache musulmane; i partigiani comunisti guidati da Tito combattevano contro l'occupante italo-tedesco e contro le popolazioni che sostenevano i loro avversari politici; i bulgari contro i greci, gli albanesi kosovari contro i serbi, i greci contro gli albanesi. Questi conflitti intrecciati portarono a numerosi scambi di popolazione, non sanzionati da alcun trattato, tra numerosi stati (più o meno fantoccio) nel Balcani. Nel 1941 circa 90.000 greci furono costretti ad abbandonare i territori ceduti dalla Grecia alla Bulgaria, alleata dell'Asse, e a trasferirsi nella parte della Grecia occupata dai tedeschi, e addirittura in Austria. Nel 1942-43 122.000 bulgari furono insediati nelle stesse zone da cui i greci erano stati espulsi, la Macedonia orientale e la Tracia occidentale. Nel frattempo, lo stato filonazista croato espulse 120.000 serbi nella Serbia occupata, mentre 70.000 croati della Serbia e del Banato facevano il percorso inverso. Nel 1940 la Romania aveva siglato due accordi di scambio di popolazione, uno con l'Ungheria e l'altro con la Bulgaria, che portarono al trasferimento, in totale, di circa 540.000 persone. Gli occupanti, oltre a creare una "gerarchia etnica" nei territori occupati (ad esempio proteggendo e armando i "tedeschi etnici" sparsi per l'Europa orientale, o formando unità combattenti di minoranze nazionali precedentemente oppresse in URSS), conclusero diversi accordi di desistenza, in certi periodi e in alcune zone, con particolari gruppi di partigiani, al fine di combatterne altri con più efficacia (si pensi, ad esempio, agli accordi di desistenza degli occupanti italiani con i partigiani nazionalisti serbi, i cetnici, di Mihailovic). Con l'avvicinarsi della fine della guerra e della sconfitta dell'Asse, ci fu la resa dei conti generale nei confronti delle popolazioni favorite dai nazifascisti. Già nel 1944 nella Grecia settentrionale i partigiani greci di destra avevano ucciso centinaia di albanesi della Ciamuria (nell'Epiro) e costretto altri 15.000 albanesi della regione a rifugiarsi in Albania. L'accusa di collaborazionismo abbracciava ormai collettivamente tutta la popolazione albanese della Grecia, così come sulla popolazione tedesca dell'Europa orientale verrà addebitata la colpa collettiva per i crimini del nazismo. Anche le popolazioni di lingua italiana dell'Istria, della Dalmazia e della città di Fiume dovettero subire la vendetta del governo jugoslavo.

 



 
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