Percorsi storici > Spostamenti forzati di popolazione
Etnia, nazione, stato



Nazionalità e censimenti in Istria

La nazionalità dei contadini nell’Ucraina del 1918

La coscienza nazionale in Galizia nel 1911


Nelle schede che compongono questa sezione sugli spostamenti forzati di popolazione facciamo frequentemente uso di termini quali etnia e nazione, o ci riferiamo alle popolazioni vittime di espulsioni o pulizie etniche usando il loro "nome etnico", la loro nazionalità. Ma chi ci assicura che, ad esempio, tutti i "polacchi" espulsi dall’Ucraina occidentale nel 1944-45 si considerassero polacchi, e non basassero invece la propria identità su un dialetto locale, oppure sulla fede religiosa? Nei casi in cui un gruppo viene perseguitato per la propria identità, sono i persecutori a decidere chi rientra nella categoria e chi no, ad attribuire un'identità (ostile o "inferiore") alle proprie vittime. Raccontando la persecuzione, è perciò importante cercare di uscire dalla classificazione imposta da chi compie la violenza, senza limitarsi a eliminare la connotazione negativa delle identità dei gruppi vittime di persecuzione. Nelle schede di questa sezione, per ragioni di spazio ci limitiamo a parlare del quando, del come e del perché si verificarono spostamenti di popolazione e pulizie etniche nell'Europa della prima metà del XX secolo, ma non bisogna dimenticare che sullo sfondo sta il problema di chi, come e perché aveva creato l'identità etnico-nazionale che definirà il gruppo perseguitato. Questi, e altri problemi legati all' "etnicità", sono stati affrontati negli ultimi decenni dagli antropologi che hanno decostruito i concetti di etnia e di nazione, liberandoli dai pregiudizi dovuti alle ideologie nazionaliste sulle quali si sono fondati gli stati che hanno portato avanti la maggior parte degli spostamenti forzati novecenteschi. Uno dei più influenti tra questi antropologi, Ernest Gellner, ha dato un'utile definizione di nazionalismo: la teoria politica che sostiene che l'umanità è divisa in unità discrete, le nazioni, e che le unità politiche (gli stati) devono coincidere con le unità nazionali. Tuttavia, i movimenti nazionalisti erano ben lungi dall'essere riusciti a diffondere tra tutti i pretesi connazionali un unico sentimento identitario. All'inizio del Novecento, in gran parte d'Europa e del mondo, stati in via di formazione o poco radicati sul territorio non avevano ancora potuto creare i membri della "nazione" attraverso istituzioni come la scuola, l'esercito e i mezzi di comunicazione di massa. I processi di costruzione statale, che storicamente hanno preceduto e sono stati la precondizione della formazione delle identità nazionali, ebbero la loro massima espansione nel XX secolo: degli stati sovrani che si dividevano il suolo europeo nel 1993, "quattro erano nati nel Cinquecento, quattro nel Seicento, due nel Settecento, sette nell’Ottocento e almeno trentasei nel ventesimo secolo" (N. Davies, "Storia d’Europa", Milano, 2001, p. 456). La formazione di nuovi stati, avvenuta per la maggior parte dei casi in un contesto di guerra o in conseguenza di una guerra, potenziò (anche grazie a tecniche di comunicazione e propaganda sempre più potenti), processi di costruzione nazionale che erano iniziati, con un’ampia differenziazione a seconda delle diverse regioni, nei decenni e in alcuni casi nei secoli precedenti. Tuttavia, identità locali, regionali, religiose, identità insomma "prenazionali", continuarono a essere ampiamente diffuse, soprattutto nelle aree rurali: non bisogna dimenticarselo, quando si leggono i resoconti dell'espulsione di questa o quella "etnia" o "nazionalità", per non cadere nella spiegazione semplicistica che tante volte è stata ripetuta negli ultimi anni, secondo cui la differenza etnico-nazionale (vale a dire culturale), sedimentata in "odi atavici" produce il conflitto.

 



 
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EVENTI

La Polonia tra spostamenti dei confini e di popolazione

Le pulizie etniche in URSS negli anni '30


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Costruzione statale e nazionale


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Identità etniche e nazionali

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