Percorsi storici > Omosessuali sotto il nazismo
I perseguitati: alcuni protagonisti




Se pochi sono i sopravvissuti ai lager nazisti, ancora meno sono quanti tra loro hanno reso testimonianza, in interviste recenti e spesso chiedendo di mantenere l’anonimato a causa del pregiudizio sociale che ancora pesa sull’omosessualità. Uno di loro, ad esempio, ha concesso un'intervista al giornalista danese Birger Danielsen solo dopo lunghe pressioni e a patto di essere citato con un nome fittizio, Gerhard S.. Costui nasce a Berlino all'inizio degli anni Venti e dal 1938 è meccanico specializzato. Fino al 1939 fa parte della "Hitlerjugend", poi non ha più alcun collegamento con organizzazioni naziste. Nel 1941 è arrestato e condannato in base al "paragrafo 175"; viene rinchiuso in carcere e da lì trasferito direttamente a Buchenwald all’inizio del 1944. Qui è assegnato ad un reparto di punizione per lavorare in una cava di pietra dove, al pari di tutti gli altri prigionieri con il "triangolo rosa" venne trattato con particolare durezza. A Buchenwald viene anche condotto all'infermeria come cavia umana per gli esperimenti del medico danese Carl Vaernet . Si ammala di tifo petecchiale e all'inizio dell'aprile 1945 è costretto ad una marcia della morte cui sopravvive fino a quando, a metà mese, è liberato dagli americani. Anche Frederick von Grossheim (Friedrich-Paul von Groszheim) (1906-) subisce le violenze mediche naziste. Nato a Lubecca; all'età di undici anni perde il padre nella Prima Guerra Mondiale e dopo la morte della madre viene affidato insieme alla sorella a due zie. Nel gennaio 1937 è arrestato in una consistente retata - sono 230 le persone catturate - delle SS contro gli omosessuali, e nonostante su di lui ci siano solo dei sospetti, è processato e incarcerato per dieci mesi. Scarcerato all'inizio del 1938, viene nuovamente arrestato e torturato, infine rilasciato solo dopo aver accettato la castrazione. Nel 1943 viene riarrestato e mandato nel lager di Neuengamme. Sopravvive a due anni di prigionia e di stenti e si stabilisce ad Amburgo. In parte analoga è l'esperienza di Kurt von Ruffin (1902-). Attore (recita anche con Marlene Dietrich) e cantante d'opera di Berlino, famoso negli anni Trenta, in seguito ad una denuncia di un altro omosessuale sotto tortura, è arrestato e rilasciato tre volte, castrato, imprigionato a Neuengamme, presso Lubecca. Viene liberato con l'aiuto di un influente direttore teatrale, Heinz Hilpert, e riesce a sopravvivere nonostante le atrocità subite. Una sua intervista ad opera di Winfried Kuhn appare, sotto lo pseudonimo di Herr Wolf, nel testo di Frank Rector ("The Nazi Extermination of Homosexuals", New York, Stein and Day / Publishers, 1981). Diverso è il caso di Paul-Gerhard Vogel (1915-): nato a Lipsia, da giovane diviene comunista e viene arrestato. In seguito sconta cinque anni di carcere per aver rifiutato di fare il portabandiera nella "Gioventù Hitleriana". Rilasciato in libertà vigilata, è nuovamente arrestato con l'accusa di omosessualità e condannato a sette anni di lager a Emsland, dove è costretto al duro lavoro di estrazione nelle cave e subisce ogni tipo di maltrattamento - comprese le violenze di altri prigionieri ostili ai gay. In seguito è trasferito in Norvegia come schiavo insieme ad altri prigionieri obbligati a costruire la strada da Alta a Capo Nord; sopravvive a stento al lavoro estenuante e in condizioni climatiche insopportabili ma le sue richieste di risarcimento al governo tedesco ottengono un netto rifiuto, nonostante le comprovate sofferenze patite sotto il nazismo e gli accertati danni fisici avuti.

 



 
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Vita e morte degli omosessuali in alcuni lager tedeschi

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