Percorsi storici > Omosessuali sotto il nazismo
Il negazionismo




L' "International Committee for Holocaust Truth" (ICHT) promuove tesi volte a screditare la storiografia che ha indagato lo sterminio degli omosessuali sotto il nazismo, accusandola di collaborare alla diffusione del "mito dell’Olocausto gay". L'associazione nasce nel 1994, e tra i suoi scopi indica la denuncia del tentativo gay di appropriarsi del diritto alla memoria tra i perseguitati dal nazismo insieme agli ebrei. Kevin Abrams, autore con Scott Lively del testo revisionista e distorto "The Pink Swastika. Homosexuality in the Nazi Party" (Salem, Oregon, 1995), e che scrive le relazioni periodiche dell'ICHT - presente tra l'altro in Internet - porta a sostegno di un presunto complotto omosessuale per annoverare gay e lesbiche tra le vittime della Shoah il fatto che anche molti persecutori nazisti erano omosessuali, e quindi non avrebbero infierito su altri omosessuali; egli aggiunge che comunque in nessun caso gli omosessuali possono stare accanto alle altre vittime perché non sono "moralmente neutrali". Le mostre sugli omosessuali nei lager, la costruzione di monumenti dedicati alla memoria degli omosessuali periti per mano nazista, i lavori pionieristici nella ricerca condotti dall' "United States Holocaust Memorial Museum" di Washington e da storici interessati a ricostruire le vicende della Shoah omosessuale sarebbero manipolati e prezzolati dalle associazioni omosessuali, il cui scopo è "comprare" il proprio posto nella Shoah. Contro tale azione, "l' "International Committee for Holocaust Truth" chiama la comunità di persone simpatizzanti con la destra in tutto il mondo ad opporsi allo sfruttamento dell'Olocausto da parte di attivisti politici omosessuali". Delle posizioni ascientifiche e faziose sopra citate, colpisce non solo la veemenza con cui si discredita la memoria della persecuzione gridando al complotto omosessuale, ma anche la gerarchizzazione, immotivata e non spiegata, tra diverse categorie di vittime: in sostanza, Abrams tenta di tacciare la storiografia sulla persecuzione omosessuale di essere "fraudolenta" perché pone sullo stesso piano le vittime ebree e le vittime omosessuali della Shoah. Anche se è indubbia la maggiore entità della Shoah ebraica e l'ideologia antisemita sottesa alla politica razziale nazista, che considerava obiettivo primario l'eliminazione di tutti gli ebrei d'Europa, non bisogna tuttavia delegittimare gruppi che hanno subito minori perdite numeriche o forme di persecuzioni meno totali e brutali: politici, popoli nemici (soprattutto polacchi e russi), testimoni di Geova, esponenti religiosi cattolici, popoli considerati inferiori come sinti, rom, e slavi, persone ritenute degenerate o fisicamente inadeguate ai canoni razziali germanici come omosessuali, minorati mentali, handicappati fisici e altri. Va poi notato come i rapporti dell' "International Committee for Holocaust Truth" e anche "The Pink Swastika" siano infarciti di dati falsati, citazioni distorte e piegate alla teoria antiomosessuale esposta, faziosità e falsità storiche tali da escludere tali produzioni dalla pubblicistica scientifica.

 



 
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