Percorsi storici > Omosessuali sotto il nazismo
Il dibattito storiografico sulle cifre




La storiografia degli ultimi dieci, quindici anni ha acquisito consapevolezza sulla persecuzione degli omosessuali sotto il nazismo e ha prodotto risultati impensabili nella ricostruzione e nell'analisi degli eventi. Molti punti, come l'entità numerica dei perseguitati, dei deportati, dei deceduti in carcere o in lager - nel complesso e per ogni singolo campo di concentramento - restano tuttavia oscuri. La ricerca è particolarmente difficile sia perché i nazisti hanno frettolosamente distrutto nelle ultime settimane di guerra numerosi documenti (nei lager, al quartier generale della Gestapo, al dipartimento preposto nel 1934 alla questione omosessuale, al "Reichszentrale zur Bekämpfung der Homosexualität und Abtreibung" che dal 1936 gestisce ogni questione relativa ad aborto e omosessualità), sia perché altro materiale è andato distrutto nei bombardamenti, sia perché la gran parte degli archivi - soprattutto nella Germania orientale e nei Paesi dell’ex blocco sovietico - è stata inaccessibile per decenni, sia perché la persecuzione, proseguita anche dopo la guerra, ha indotto molti sopravvissuti al silenzio. Per queste ragioni, ancora non si conosce il numero degli omosessuali vittime del nazismo; le cifre più probabili sono attestate attorno alle 100.000 persone arrestate e a 50.000 condannate; di queste ultime circa 10.000-15.000 sono state in lager e una cifra compresa tra i 6.000 e i 9.000 è perita in campo di concentramento. Sempre secondo i dati più attendibili, verificati da Rüdiger Lautmann, la percentuale degli omosessuali periti in lager è altissima e tocca il 60% del totale di prigionieri omosessuali, mentre i liberati sarebbero il 26%, i prosciolti il 13% e quelli che sono riusciti a scappare meno dell’1%. La difficoltà nel determinare una stima deriva anche dalla reticenza dei pochi sopravvissuti ai lager, i quali in rari casi hanno chiesto l'indennizzo previsto dalla Repubblica Federale Tedesca, visto che il 175 è rimasto in vigore sino alla fine degli anni Sessanta. Vi sono poi evidenti casi della sopravvivenza del pregiudizio antiomosessuale dopo la fine del nazismo, ad esempio in Francia, dove altri gruppi di deportati rifiutano tuttora di riconoscere gli omosessuali tra i perseguitati. Il calcolo è reso ancora più arduo dal fatto che molti individui erano condannati in base al 175 per motivi politici, essendo semplici oppositori del regime e non gay, e viceversa molti gay politicamente attivi sono stati internati con imputazioni politiche. Anche la Chiesa ha contribuito al silenzio, evitando di indagare sui preti rinchiusi con l'accusa di essere omosessuali - indipendentemente dal fatto che lo fossero o meno. Non si può conoscere il numero esatto di omosessuali morti nei lager nazisti anche per altri motivi: alle statistiche sui processati in Germania andrebbero infatti aggiunti i procedimenti contro gli omosessuali di altri Paesi conquistati dal nazismo o suoi alleati, le esecuzioni sommarie, la cifra delle persone inviate nei lager. Inoltre, gli archivi dei campi di concentramento sono spesso stati distrutti poco prima che gli alleati li liberassero, e come se non bastasse le potenze vincitrici non hanno tenuto in alcuna considerazione la situazione degli omosessuali sotto il nazismo nel processo di denazificazione e di ricerca dei colpevoli. Tra il 1950 e il 1969, nella sola Germania Ovest sono condannati quasi 50.000 omosessuali in base al paragrafo 175, una cifra simile a quella che si conosce per i condannati durante il Terzo Reich - cosa che deve fare riflettere, naturalmente senza dimenticare che la ferocia e la violenza della persecuzione nazista non hanno nulla a che vedere con le pene comminate nel periodo postbellico. Sulla Germania Est non ci sono statistiche, sebbene si pensi che la cifra sia di molto inferiore.

 



 
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EVENTI

La sopravvivenza


VOCI ENCICLO-
PEDICHE

Condanne di omosessuali in Germania Ovest, 1950-1969

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