Percorsi storici > Omosessuali sotto il nazismo
Scienza e omosessualità




Se l'Europa del XVIII secolo è terreno fertile per i germi della Rivoluzione Francese riformatrice, essa è peṛ anche la culla del razzismo moderno. La fede ottocentesca nella scienza, e in particolare nella scienza applicata allo studio dell'uomo, occupandosi della sessualità umana ne studia le 'devianze' e crea la categoria clinica dell'omosessualità e ne cerca un antidoto, una normalizzazione mediante la terapia: psichiatria e antropologia, giurisprudenza e letteratura, tutti si occupano di porre rimedio al male curabile dell'omosessualità e insieme di canonizzare la famiglia tradizionale. Dagli anni Cinquanta dell’Ottocento la medicina inizia ad occuparsi della sessualità e dell'omosessualità; il processo di medicalizzazione della questione compie un passo importante nel 1870, con la comparsa sulla rivista di neuro psichiatria "Archiv für Psychiatrie und Nervenkrankheiten" di un articolo in cui si parla di "sentimento sessuale contrario", visto come sintomo di una malattia nervosa. Tra fine Ottocento e inizio Novecento numerosi sono gli studi sulla sessualità, e all'inizio del XX secolo nasce l'espressione "scienze sessuali" ad indicare la nuova disciplina. Tra gli altri, si ricordano l'opera di Otto Weiniger che, in "Geschlecht und Charakter", "Sesso e carattere", del 1903, sostiene il primato del maschio ariano, razionale, sulle donne; lo scienziato italiano Cesare Lombroso (1835-1909) cerca di dimostrare che l'omosessualità, congenita, si accompagna sempre ad altre patologie ("L’uomo delinquente", Torino, Bocca, 1878); si afferma la tesi della degenerazione - sostenuta anche da Richard von Krafft Ebing (1840-1902) in "Psycopathia sexualis" ("Le psicopatie sessuali con speciale considerazione alla inversione sessuale", Torino, Bocca, 1889) - secondo la quale gli omosessuali sono geneticamente derivati da un filone evolutivo con geni degenerati, e la presunta differenza genetica comporterebbe una diversità dell'omosessuale non solo psicologicamente e moralmente, ma anche fisicamente. Anche la medicina, oltre alla Chiesa e alla polizia, pretende ora di occuparsi dell'omosessualità, intesa come una malattia da curare. Insieme alle spiegazioni dell'omosessualità come problema ereditario, medico, psichiatrico, si afferma la teoria dell'omofilia epidemica, portato di un clima troppo lascivo e da reprimere; la spiegazione epidemica distingue gli omosessuali attivi e passivi nella seduzione e nell'atto sessuale. Il controllo sociale cerca di occuparsi innanzitutto dell'omosessualità acquisita, a proposito della quale medici, antropologi, scienziati, studiosi delle malattie nervose, ritengono possibili cure e guarigione, mentre la cosiddetta omosessualità innata non appare curabile ma solo reprimibile. Un episodio di cronaca nera del 1924 - un delitto a sfondo omosessuale ad Hannover - porta al rafforzamento della teoria della degenerazione rispetto a quelle concorrenti della decadenza (l'omosessualità legata al declino sociale) e della seduzione (l'omosessualità intesa come corruzione).

 



 
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TEMI

Società e omosessualità: fine XIX - anni Venti del XX secolo


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