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Omosessuali sotto il nazismo
 

La Germania hitleriana eredita una preesistente legislazione omosessuale, adottata con l’unificazione del Paese nel 1871 sul modello prussiano; esistevano tuttavia disposizioni antiomosessuali nei vari Stati tedeschi preesistenti, diverse per grado di severità delle pene ma sostanzialmente intolleranti. Analogamente, le due Germanie uscite sconfitte dal Secondo Conflitto Mondiale mantengono per decenni i provvedimenti che penalizzano sia i rapporti omosessuali sia le persone in precedenza condannate, tanto che molti uomini già perseguitati dal nazismo e inviati nei lager devono, dopo il 1945, continuare a scontare la pena in carcere, e il tempo trascorso nei campi di concentramento nazisti è detratto dalle loro pensioni; come ovvia conseguenza costoro non ricevono risarcimenti dal governo tedesco e neppure i processi ai criminali nazisti parlano mai delle vittime omosessuali. Da ciò si deduce come, da un lato, l’omofobia non sia in Germania un’invenzione del nazismo, che semmai ne ha fatti propri gli aspetti che meglio si addicevano alla sua ideologia sulla purezza razziale - gli omosessuali di origine tedesca sono perseguiti in quanto colpevoli di contraddire la loro "arianità" e gli obblighi morali di procreazione e di rispettabilità borghese ad essa confacenti - e come dall’altro lato l’omofobia appartenga ad una società e ad una cultura radicata nella popolazione, per cui i provvedimenti antiomosessuali appaiono giustificati sia nei secoli precedenti sia dopo il 1945. Si tratta, in sintesi, di una mentalità borghese, propria non solo della Germania ma di tutto il mondo moderno occidentale, che individua i propri valori portanti nella rispettabilità estetica e morale, in principi religiosi puritani calvinisti o cattolici intransigenti e rigidi, nell’ideale di famiglia moderna nucleare in cui il capo famiglia riveste un ruolo guida virile e la donna un ruolo passivo. All’interno di tale concezione, non vi è spazio per atteggiamenti o comportamenti alternativi, che vengono letti come minaccia all’ordine sociale e perseguiti in quanto tale. I pregiudizi contro gli omosessuali sono spesso accresciuti dalla posizione antiomosessuale delle Chiese (che diffondono tra i fedeli l’avversione per gay, lesbiche e transessuali), dalla sessuofobia religiosa e dalla morbosità popolare per eventi di cronaca nera riportati da fonti che spesso confondono pedofilia e omosessualità. La Deutsche-Evangelische Sittlichkeitsbewegung (Lega per la moralità tedesco-evangelica) giunge ad esprimere soddisfazione per l’ascesa dei nazisti al potere, nel 1933, ritenendo che finalmente la Germania sarebbe stata epurata dagli amorali; anche altri movimenti religiosi apprezzano la crociata puritana e moralista del nazionalsocialismo che ottiene così un vasto consenso dalle istituzioni ecclesiastiche e dalla popolazione. Fatti di cronaca nera su pedofili o omosessuali sono volutamente sfruttati dal nazionalsocialismo già negli anni Venti, allo scopo di fomentare le paure popolari, e al pari di ogni altra paura della diversità (sia essa razziale, culturale, sessuale, eccetera) sono foriere di un clima di intolleranza crescente, passibile di sfociare nella violenza verbale e fisica. Sotto questo profilo, la persecuzione nazista contro gruppi individuati come esterni al canone di purezza razziale e di rispettabilità è l’esito drammatico di un lungo cammino di paura e di intolleranza, di stereotipi culturali talmente radicati nella popolazione da apparire normali (espressioni volgari e insulti, barzellette, crociate religiose in difesa della famiglia tradizionale e dei valori borghesi) e quindi tanto più pericolosi quanto meno individuati e messi a freno dall’autocontrollo sociale. In tale ottica, la cronologia presentata tratta la persecuzione degli omosessuali in Germania, ma al contempo offre qualche dato sull’intolleranza antiomosessuale in altri Paesi, a cavallo tra XIX e XXI secolo.





  
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